La metafora della carrozza di Gurdjieff

La metafora della carrozza di Gurdjieff

Qualche settimana fa mi sono imbattuto in una metafora molto interessante e attualissima: la carrozza di Gurdjieff.

Nella puntata di “Un’ora con…” del 31 ottobre scorso con il divulgatore Carlo Dorofatti, esperto di tradizioni spirituali ed esoterismo, abbiamo indagato su questa metafora.

Georges Ivanovič Gurdjieff (1866-1949) è stato un grande maestro dell’esoterismo, un personaggio misterioso e controverso. Spesso questi grandi filosofi e maestri di vita, come ad esempio il ben noto Osho, avevano il loro bel carattere, non erano cosi soavi, e con la loro verve e il loro piglio avevano dei metodi di risveglio dell’essere umano piuttosto forti.

Infatti l’essere umano, mediamente, risulta essere oggi un po’ addormentato, per usare un termine caro all’esoterismo.

In Oriente si dice che brancola nel buio, ecco quindi perché si parla di illuminazione, mentre in Occidente si parla di risveglio della coscienza, concetto che potrebbe essere traslato nel Mito della Caverna di Platone, una delle più note allegorie del filosofo ateniese.

Ad esempio il noto film Matrix, e tanti altri miti moderni, ripropone il concetto in cui noi, in effetti, viviamo come in un sogno, in una realtà virtuale, collegati a qualche cosa che droga continuamente la nostra mente.

Ecco perché il concetto del risveglio della coscienza e la necessità di svegliare l’essere umano passa anche attraverso delle tecniche, dei metodi, di vero e proprio “scuotimento”, un scuotimento che può risultare anche molto duro. Gurdjieff batteva molto su questo concetto del risvegliare l’essere umano dormiente e utilizzò la metafora della carrozza per raccontarcelo.

L’essere umano è il protagonista della metafora ed impersonifica un giovane re, un sovrano. La carrozza rappresenta quindi il suo corpo che gli serve per fare un viaggio meraviglioso nel suo nuovo regno.

Ma chi è in fin dei conti il sovrano?

Il sovrano è l’anima, lo spirito, la coscienza o il sé superiore, è l’essenza quindi che non si confina nel suo corpo, ossia nella carrozza, ma beneficia della stessa dando le direttive di guida.

A chi da le direttive? Al cocchiere.

Il cocchiere rappresenta la mente, che deve quindi valutare una serie di cose, preso atto delle necessità del sovrano di fare il viaggio. 

Ma il cocchiere come dovrebbe condurre la carrozza? Auspicabilmente stando al progetto del sovrano, o meglio della sua anima.

Ecco quindi l’ultimo tassello della metafora: i cavalli. I cavalli, uno bianco e uno nero, sono le emozioni, ossia il carburante, la forza motrice, la motivazione, la passione, la voglia di fare, la curiosità. A volte queste emozioni sono un po’ più sbilanciate in una modalità emotivo-istintiva, altre volte un po’ più sublimate a un qualcosa di più ampio, di più alto.

Tutto pare, quindi, ben organizzato per il viaggio sennonché il protagonista ossia il sovrano - l’anima - viene sopraffatto da questa meraviglia di regno e, incredibilmente, sviene nella carrozza. 

Quindi cosa succede?

La mente comincia a fare le sue congetture e pretende di essere lei la protagonista, sconnessa dallo spirito, dalla coscienza. D’altra parte i cavalli cominciano a fare un po’ quello che vogliono perché comunque la mente è contraddittoria in quanto, in assenza dell’anima, non ha un centro di riferimento e quindi le emozioni prendono il sopravvento; i cavalli, inoltre, ogni tanto s’imbizzarriscono e quindi il risultato è tutt’altro che positivo.

Affinché tutto funzioni e sia ben oliato è chiaro, quindi, che bisogna prestare attenzione ad alcuni punti. 

La carrozza - il corpo - va ben mantenuto in modo che non solo sia perfettamente funzionante ma che sia anche confortevole. La mente - il cocchiere - deve essere ben nutrita, mantenuta lucida perché deve comprendere, scegliere, discernere in relazione con la motivazione profonda dell’anima. I cavalli - le emozioni - devono essere addestrati bene: il cavallo bianco per le emozioni positive, il cavallo nero per le emozioni negative, diversamente s’imbizzarriscono e disarcionano il cocchiere, lanciando la carrozza in destinazioni non note.

Ecco quindi che per mettere a punto il tutto può subentrare l’esoterismo, la spiritualità. L’esoterismo, in fin dei conti, rappresenta quel processo di risveglio del sovrano svenuto affinché possa riprendersi e, finalmente, dare le direttive al cocchiere per trainare la carrozza grazie ai cavalli ed esplorare il suo regno.

Fuor di metafora appare chiaro come la situazione attuale, dopo due anni e mezzo di emergenze continue, e non solo sanitarie, abbia portato l’essere umano ad aggravare la sua condizione di addormentato (già in atto da tempo), vuoi per ignoranza, vuoi per zone di comfort, vuoi per conformismo sociale, vuoi per paura e, di conseguenza, una pratica di risveglio pare essere necessaria.

La ricerca del sé è certamente una soluzione possibile.

 

VZ

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